Come sia possibile non lo capirò mai Forse l’alieno sono io e questo stupido ancorarmi a pensieri mobili che irrigidiscono le mie memorie, senza limiti di sogni Vorrei potere anch’io navigare in mare aperto verso l’orizzonte che non si raggiunge mai Così non mi fermerei per niente al mondo se non per riposare, senza indugiare a lungo E invece ogni scusa è un approdo eterno che non trattengo mai Ed è più difficile ripartire senza sentirne tutto il dolore quando tutto ciò che ho amato diventa il punto di partenza e l’orizzonte da raggiungere.

Ed ecco a voi...una blogger per caso

Blogger: bastapoco
Ciao, salto le presentazioni... Per informazioni sul perchè di questa mia reticenza nel dire chi sono, come sono, quali sono i miei hobby, la mia nazione, la mia età e il mio DNA, potete rivolgervi direttamente al mio primo post pubblicato nel mese di Settembre 2006... Buona Navigazione a tutti!!!

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martedì, 19 febbraio 2008
- Poker A Carte Scoperte -

Che dire?
Innanzi tutto grazie per i bellissimi commenti sul post “Sally e le Fragole”, li ho apprezzati particolarmente e mi hanno fatto compagnia in questa serata solitaria in un albergo di Roma… oops, ho saltato un passaggio! Ebbene sì, nella mia vita raminga Roma mi mancava, c’ero stata solo per passaggi brevi e adesso (e mi sa per un bel po’) dovrò venirci per lavoro tutte le settimane.

Non che la cosa mi dispiaccia, anche se mi ero un po’ abituata negli ultimi due mesi a vedere mio marito tutti i giorni (non era mai successo per un periodo così lungo nei cinque anni della nostra relazione) e soprattutto è un po’ dura all’inizio avere a che fare con un gruppo di lavoro nuovo e con attività diverse da quelle che ho fatto finora.
Beh del resto “tutte le strade portano a Roma”, dovevo capitarci prima o poi; in effetti  il difficile non è arrivarci ma muoversi al suo interno, lo sapete ad esempio che non esistono rivendite dei biglietti dell’autobus? Sono uscita pazza la scorsa settimana, alla fine l’ho fatto su un autobus che aveva la macchinetta emettitrice a bordo e poi sono salita al volo su quello che dovevo prendere. A parte il fatto che mi avevano trovato un albergo sulla Cristoforo Colombo che sembrava di essere sulla tangenziale, ho provato fare un giretto intorno (in onore al mio blog eh eh) ma poi me ne sono tornata mestamente in camera.
Questa settimana mi è andata meglio, l’albergo è carino ed io mi sento più tranquilla.
Già perché ogni volta mi ripropongo di non vivere le novità come calamità naturali e puntualmente mi faccio prendere dal panico. Ma ho imparato che le battaglie più dure nella vita sono quelle che intraprendiamo con noi stessi; è un po’ come giocare a carte scoperte: conosci esattamente le mosse che farà l’altro, ma anche l’altro sa perfettamente le tue, quindi alla fine è una partita che non viene mai giocata fino in fondo anche se ogni volta le carte le distribuisco lo stesso e cerco di bluffare ostentando sicurezza.

E sappiamo bene che il bluff non riesce quando si ha paura di perdere ed io, che di ogni mossa nella mia vita considero sempre tutte le possibile conseguenze, non sarò mai una gran giocatrice né straccerò mai il banco, ma qualche soddisfazione me la prendo pure io e ogni volta poi mi dico “hai visto, non era poi così difficile”; ma so già che al prossimo giro del destino, anche se il mazzo di carte è sempre lo stesso, io mi siederò lì pensando a come arrivare a fine serata senza essermi giocata tutto.

Ma quanto meno mi siedo ad un tavolo e provo a restarci fino alla fine e senza barare. E se quel che poco che guadagno non lo rimetto in gioco subito è perché è frutto del mio impegno, della mia lotta contro le insicurezze, è la cantina cui attingere in caso di bisogno.
Perché a furia di “sopravvivere” si diventa un po’ taccagni,

quando si conosce il prezzo delle cose, e quando sai che sei tu a pagarlo, i conti in tasca si fanno eccome.

Peccato (o meno male) che a volte non tornino.

Soprattutto sui taxi a Roma J

 




Postato da: bastapoco | link | commenti (48)
pensieri, riflessioni, diario

lunedì, 11 febbraio 2008
- Sally E Le Fragole -

fragole
Questa è la foto di un dolce mangiato quest’estate ad Oslo, quando riscoprii il vero sapore delle fragole e realizzai che quelle che mangiamo noi oggi sono tutta un’altra cosa.
La cosa che più m’impressionò quando assaggiai quella delizia è che subito mi venne in mente il gusto delle fragole che mangiavo da bambina e mi sconcertò il fatto che se non avessi provato quelle norvegesi, assolutamente non trattate a differenza di quelle che troviamo nei nostri supermercati, mi ero talmente abituata al loro sapore “odierno” che non avrei mai pensato che negli ultimi vent’anni avevo mangiato delle “pseudo-fragole”.
E chissà di quante cosa ancora abbiamo perso il sapore senza rendercene conto, che si tratti di cibo o di emozioni, l’assuefazione tira dei brutti scherzi a volte.
“…sono lontani quei momenti
quando uno sguardo provocava turbamenti
quando la vita era più facile
e si potevano mangiare anche le fragole…”
Le sento così mie queste parole e mi fa tristezza pensare che certe cose possano non tornare più,
salvo in quei momenti magici in cui, magari con scetticismo, acquisti un dolce in una panetteria del centro di Oslo, ti siedi su una panchina gelata e a sorpresa ritrovi intatto il gusto antico delle fragole.
E allora perché analogamente non può capitare che certe emozioni vengano risvegliate quando meno te lo aspetti, quando ormai non ci pensavi più?
Forse si può tornare a
 “… vivere davvero ogni momento,
con ogni suo turbamento
e come se fosse l’ultimo (…)
Forse, ma forse, ma sì!”

Buone Fragole, allora…

I versi in corsivo sono tratti dalla canzone "Sally" di Vasco Rossi

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pensieri, musica, riflessioni, ricordi, diario, foto, emozioni

lunedì, 04 febbraio 2008
- La Verità, Vi Prego, Sulla Verità -

Non ce l’ho con gli amanti della verità, ma con la Verità stessa. Quale sostegno, quale consolazione nella Verità, a paragone di una storia? A che giova la Verità a mezzanotte, al buio, quando il vento ruggisce nel comignolo come un orso? Quando il lampo sprigiona ombre sulla parete della stanza e la pioggia bussa alla finestra con le sue lunghe unghie? No: quando paura e freddo ti immobilizzano a letto come una statua, non aspettarti che la scarna e ossuta Verità accorra in tuo aiuto. Quello che ci vuole è il pingue conforto di una storia: sentirti placare, cullare dalla sicurezza di una bugia.
 
Da – La Tredicesima Storia – di Diane Setterfield
 
Da piccola avevo paura del buio. Nonostante dividessi la stanza con mia sorella più grande, appena lei si addormentava (e ci riusciva sempre prima di me purtroppo) nel silenzio notturno ogni rumore celava misteriose presenze che illuminavano l’oscurità.
La mia mente da bambina allora, per sfuggire alla paura, elaborava mille storie ambientate in epoche diverse, spesso influenzate da ciò che stavo guardando in TV in quel periodo.
I miei preferiti erano Lady Oscar (sognavo sempre di conquistare Fersen…) e la principessa Leila di Guerre Stellari (che metteva su famiglia  con Han Solo).
A pensarci bene, non mi spiego come guardando ‘sta roba potessero venirmi gli incubi notturni, bah… forse mangiavo troppo a cena. Non so che dire.
Ad ogni modo, se dovessi rifarlo oggi probabilmente sarei una malata in SCRUBS(sarebbe l’unica volta in cui sarei contenta di ritrovarmi in mano ai medici in vita mia) o una dispersa in LOST (che si affida ciecamente a Sayid, l’unico vero uomo di tutta la serie.. altro che il dottore e Sawyer!).
Ma oggi non temo più il buio, anzi paradossalmente la luce, se troppo forte, mi da fastidio; eppure mi rendo conto che in fondo il mio gioco di bambina non è altro che uno schema ripetuto nel corso della mia vita semplicemente applicandolo in maniera più subdola.
E mi chiedo:
come si fa a professarsi amanti della verità se i primi ai quali raccontiamo bugie siamo noi stessi?”
Quante volte il buio è piombato nelle nostre vite e, pur di non vedere ombre che ci spaventassero, ci siamo raccontati mirabolanti storie più improbabili di me che, con la spada di Lady Oscar e le trecce in testa di Leila, precipito con l’astronave guidata da Han Solo ubriaco sull’isola di LOST e vengo portata tra le braccia di Sayid al pronto soccorso di SCRUBS dove una volta guarita mi metto ad improvvisare un musical con J.D. & co.?
Eppure quando guardiamo negli occhi qualcuno, noi esigiamo la Verità, salvo poi volgerle le spalle se non è la conferma di ciò che cercavamo.
La verità è un lusso che noi, poveri e fragili essere umani, non possiamo permetterci se non quando siamo veramente pronti ad aprire gli occhi e affrontare il buio, perché se svelata prima diventa una verità più falsa delle storie che ci siamo raccontati con clemenza.
Bugie? Forse, o forse solo una rete di salvataggio dal dolore, finché non si è pronti a tuffarsi nel vuoto senza protezione.
E voi che ne pensate?
Ditemi la verità…
J


Postato da: bastapoco | link | commenti (27)
pensieri, riflessioni, libri, ironia

lunedì, 28 gennaio 2008
- A Un Piccolo Poeta -


Ampio dibattito su una nota rivista sulla ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività); si discute se possa essere considerata o meno una malattia e se debba o meno essere curata con determinati medicinali.
La risposta di una mamma è stata questa poesia scritta da suo figlio affetto da ADHD.
 
Come dentro un labirinto
mi sento perso,
come un vulcano in eruzione
mi sento furioso,
come una talpa sotto terra
mi sento al buio.
Ma come un lampo dal cielo
sono scattante ed energico,
come un prato fiorito
ritorno allegro.
 
Il figlio di questa signora ha 10 anni.
Lei hai concluso la sua lettera al giornale con la frase “giudicate voi”.
Io non riesco a giudicare ma, pur sapendo che questi versi forse pretenderebbero solo il silenzio, non riesco nemmeno a star zitta.
E ho risposto a una grande poesia scritta da un bambino piccolo con una piccola poesia scritta da una bambina grande…
Io.
 
Come il filo di Arianna
vorrei indicarti l’uscita,
come un fiore di camomilla
addolcire la tua collera,
come un faro nella notte
rischiarare il tuo orizzonte.
E come pioggerella di primavera
irrorare il prato e tutti i suoi fiori
di modo che tu possa
esser sempre allegro,
bimbo mio.
 
 
 

Postato da: bastapoco | link | commenti (22)
poesia, emozioni

lunedì, 21 gennaio 2008
- Un'Intuizione Ci Salverà? -

Ho letto sul giornale di uno spettacolo teatrale, “Il tempo è scaduto dottor Semmelweis”, in cui si racconta la storia vera del dottor Semmelweis che nel 1847 risolse il caso misterioso delle tragiche morti delle partorienti in uno dei due reperti di ostetricia dell’ospedale generale di Vienna: 260 donne morte post partuum in un anno a causa di un’infezione sconosciuta.
Il dottore, in seguito ad attente osservazioni, ad esempio che le morti erano frequenti nella Divisione I dell’ospedale, ossia quella gestita dai medici e affollata da studenti di medicina che facevano pratica, mentre non si verificavano quasi mai nella Divisione II gestita unicamente da ostetriche ed infermiere, arrivò a sostenere che a infettare le donne erano gli stessi medici che passavano dalla dissezione dei cadaveri alle visite delle partorienti e che, per evitare la morte di tutte quelle donne, sarebbe bastato lavarsi le mani con una soluzione disinfettante e cambiare le lenzuola sporche con quelle pulite.
In un’epoca in cui ancora non si parlava né di microbi né di batteri potete ben immaginare come vennero accolte le sue teorie:
pure e semplici farneticazioni agli occhi del mondo scientifico e, quando pure i fatti diedero ragione al suo intuito (una volta adottate le precauzioni da lui indicate la percentuale di mortalità scese all’1%), furono  l’invidia e la gelosia ad accecare quegli occhi; dopo che gli furono rivolte aspre accuse di ogni genere dai suoi colleghi, il dottor Semmelweis fu espulso dall’ospedale.
 
Mi sembra davvero che questa storia sia una piccola metafora di vita; quante volte soffochiamo un’intuizione per dare ascolto a critiche che non sempre sono dettate dalla buona fede ma solo dal risentimento altrui?
E se perseveriamo e i fatti ci danno ragione, quante volte ci siamo aspettati un riconoscimento e invece ci hanno detto che era stata solo fortuna?
Troppe; e se persino in un mondo razionale come quello scientifico le grandi scoperte partono da un’intuizione, che poi ovviamente va dimostrata su base empiriche, pensate a quanto lontano ci può portare nella vita di tutti i giorni un’intuizione se non ci facciamo distogliere da “sguardi indiscreti”.
Dicono che il Dottor Semmelweis si sarebbe auto infettato con un bisturi usato per sezionare un cadavere per dimostrare, con la sua morte, che la sua teoria era quella giusta.
Di certo lasciò che gli attacchi che ricevette logorassero la sua mente al punto da finire i suoi giorni in un manicomio.
Ecco, la fortuna che abbiamo noi è che, per quanto le nostre intuizioni possano essere disattese, in fin dei conti quando riguardano la nostra vita non dobbiamo convincere proprio nessuno.
E se quel tentativo di convincere nascondesse in realtà l’esigenza di cercare una conferma al nostro sentire?
Beh allora vorrà dire che c’è ancora molto da lavorare, le intuizioni vengono da sé e con facilità.
Riuscire a seguirle, quella è l’avventura.

Postato da: bastapoco | link | commenti (26)
pensieri, riflessioni

martedì, 15 gennaio 2008
- Le Pagine Non Sempre Ingialliscono...-

Ispirata da una frase lasciatami in un commento da un caro amico,
vi lascio questa poesia:

Succede per caso
in quelle mattine scontate
in cui tenti di dar ordine alle tue cose
o forse solo ai tuoi pensieri

Capita di ritrovar parole
che non rammentavi di aver scritto
e in quelle parole di ritrovar fremiti
che non rammentavi di aver vissuto

E una parte di te che non ricordavi
riaffiora tra sorrisi e dissapori
Ombre che credevi di aver smacchiato
al primo spiraglio, indelebili, tornano alla luce

Sarà che la mente a volte distrae il cuore
ma l'oblio è una coperta troppo corta:
basta una movenza inconsapevole nel sonno
e si scopre un lembo di memoria

Sarà che, quando si tratta di sentimenti,
le pagine non ingialliscono mai*
indugiano alterate dal silenzio
ma come sostenute da un raggio di sole

E non sai se ridere o piangere
per tutte le volte che l'amore ti ha disperato
per tutte le volte che hai giurato di non crederci più
dimenticando che era lui, l'Amore,
a credere ciecamente in te.


*parole scritte da Key (http://keypaxx.splinder.com)

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poesia

venerdì, 11 gennaio 2008
- Post Retroattivo -

E' consentito pubblicare un post in ritardo di qualche mesetto?
Forse no, ma ho trovato queste parole che avevo scritto qualche giorno prima di lasciare Bologna e non ho potuto postarle allora per problemi con la connessione internet.
Ve le lascio qui oggi per condividere con voi tutte le strane ed altalenanti sensazioni provate in quei giorni e il mio eterno stare in bilico tra la gioiosa aspettativa del domani e il nostalgico ricordo del passato.
 
avrò nuovi orizzonti da abbracciare con lo sguardo,
un mare di acqua blu e ricordi riflessi
un vento caldo che spazzerà via le nuvole
un amore da abbracciare al mio risveglio
eppure,
mi mancherai Bologna cara...
 
Eccomi qui dunque, sto per raggiungere il mio amore, un nuovo capitolo della mia vita si schiude ed un altro si conclude.
E non c'è altro da dire, se non che mi sento tristemente felice tra il raggiungimento di un sogno che ha superato mille ostacoli e un pezzetto di ricordi in più da fagocitare nella mia nostalgia.
Ma in fondo la vita è questa:
una lacrima che sfugge tra un battito di cuore ed un sospiro...
Antonella

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poesia, riflessioni, ricordi, diario, emozioni

lunedì, 07 gennaio 2008
- Non Sono Una Signora -

Non sono una signora.
Sì, nonostante mi sia sposata e adesso condivida il tetto coniugale non ci sta niente da fare, mi sento ancora una signorina.
Lavandaia, stiratrice, donna delle pulizie, quello sì (quanto sporcano i mariti), cuoca (e quanto magnano), persino badante a volte (ma c’hanno tutte le malattie del mondo loro?) ma signora proprio no.
E’ come se il tempo si fosse fermato, vivo come se potesse succedermi di tutto e come se la mia vita potesse essere rivoluzionata ancora un’infinità di volte.
Non capisco come si possa considerare il matrimonio un traguardo, io lo vedo come l’ennesimo inizio che non preclude nessun altro mio sogno, non nel senso che li soddisferò tutti, figuriamoci, ma che continuerò imperterrita a covarli dentro di me.
A volte mi chiedo atterrita se verrà il tempo anche per me in cui mi dirò:
“sono troppo vecchia per vestire così, pensarla così, comportarmi colà…”.
Un tempo in cui il senso di responsabilità diventerà un peso e l’entusiasmo una chimera (e in cui guarderò mio marito e penserò:
“mannaggia a me che t’ho fatto magnare così tanto!”).
In cui mi dirò ancora magari “non sono una signora”, ma strascicando la esse a causa della dentiera.
Del resto, Signore si nasce…
e modestamente io NON lo nacqui…
 
“…Io che sono una foglia d’argento
nata da un albero abbattuto qua
e che vorrebbe inseguire il vento
ma che non ce la fa...”

Postato da: bastapoco | link | commenti (11)
riflessioni, diario, ironia

giovedì, 03 gennaio 2008
Anno Nuovo Città Nuova

SONO VIVAAAAA!!!
pensavate di esservi liberati di me, vero???
e invece eccomi qui, più incasinata che mai, più stressata che mai, ma ancora fra voi.
Il trasloco è andato bene, ma è stato un delirio, subito dopo mi hanno mandato due settimane a firenze per lavoro (bel regalo di natale), poi mi sono ammalata e solo oggi riesco a scrivere due parole per ringraziarvi di cuore dei vostri pensieri.
Al più presto passerò da voi e tornerò a tediarvi qui con due righe in più, intanto vi mando un grosso bacio e vi auguro un 2008 colmo di piacevoli sorprese.
Cavolo, mi siete mancati, ragazzi!

Anto

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auguri

domenica, 04 novembre 2007
All'Infinito

"Ormai che ho imparato a sognare non smetterò" 
by Negrita

Adoro questa canzone ed oggi ascoltandola e ripensando alla storia di un vecchio film, di cui non ricordo nemmeno il titolo, mi sono venuti in mente questi versi....

C'è qualcosa in questo posto
che accoglie il mio respiro
e sospende ogni rimpianto.
C'è qualcosa in questo posto
che s'imprime nello sguardo
e adombra ogni pensiero triste
C'è qualcosa in questo posto
che accarezza l'anima
e indugia sulla pelle
C'è qualcosa in questo posto
che risveglia il fervore
e mette a dormire la noncuranza
Sarà il rosso del sole che sembra non doversi spegnere mai
sarà il dorarsi delle foglie che volteggiando si lasciano cadere giù
sarà il blu cobalto dei tuoi grandi occhi che catturano i miei
all'infinito...

By Anto


                                                  

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musica, poesia